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rivista i beni culturali
Rivista Beni Culturali Anno IV Numero 4 - 5

Il restauro del sipario del teatro Verdi di Salerno dipinto da Domenico Morelli
Premessa
Il restauro dei dipinti su tela di grandi dimensioni, come i sipari e gli scenari teatrali o i soffitti, non rientra nell'abituale metodologia operativa.
Al buon fine dell'intervento di restauro concorrono infatti problematiche di tipo diverso, in stretta relazione tra loro, come ad esempio il peso della tela in funzione dell'uso come sipario, la scelta dei materiali del restauro, spesso distinti da quelli generalmente impiegati su tela, che tuttavia devono essere in accordo con i principi della Carta del Restauro.
Anche la qualità della fruizione è diversa: il sipario è un opera d'arte che il pubblico gode nei tempi di attesa dello spettacolo, ma è allo stesso tempo un apparato funzionale della scena teatrale.
Ad ogni rappresentazione esso viene sollevato, abbassato, arrotolato, piegato.
Operazioni quindi che influiscono direttamente sul suo stato di conservazione e che ne determinano un deterioramento precoce. Il contrario di ciò che avviene per le opere custodite nelle sale climatizzate dei musei, dove l'impegno dei tecnici è concentrato nel creare condizioni ottimali di conservazione.

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rivista beni culturali
Rivista Beni Culturali Anno V Numero 4 - 5
Restauro del soffitto dipinto del Teatro Verdi in Salerno
Introduzione
Il Teatro Municipale di Salerno, destinato alla lirica e intitolato a Verdi posteriormente alla morte del maestro, fu inaugurato il 15 aprile del 1872 con la musica del Rigoletto.
L'incarico del progetto era stato assegnato all'ingegnere capo del Genio Civile Provinciale di Salerno Antonino D'Ampora, con una delibera del 12 aprile 1864 che concludeva un ventennio di polemiche sulla scelta del luogo in cui il nuovo Teatro doveva essere costruito. Per i lavori di decorazione fu preventivata una spesa assai cospicua per quell'epoca, giustificata dal sindaco in una nota con l'eccezionalità dell'opera, la cui bellezza doveva dipendere dalla genialità dell'artista e non da una pubblica gara che, a suo dire, avrebbe favorito persone senza merito.
L'appalto dei lavori di decorazione del nuovo Teatro fu dato ai noti pittori salernitani D'Agostino Fortunato e suo figlio Gaetano che iniziarono l'opera effigiando su parapetti dei palchi della terza fila i medaglioni degli insigni compositori di musica, poeti e pittori d'Italia. Nel vestibolo del Teatro venne collocata la statua Pergolesi morente, opera in gesso donata dallo scultore salernitano Giovanni Battista Amendola.
A dipingere il sipario, che ricordava la lega delle città della Campania contro i Saraceni, fu chiamato l'illustre pittore napoletano Domenico Morelli, coadiuvato nei lavori da Giuseppe Sciuti per le figure e da Ignazio Perrici quanto alla decorazione. Al Morelli si deve la scena centrale raffigurante La Cacciata dei Saraceni, con cui si esaltava la vittoria riportata dai salernitani durante il principato di Gualferio.

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europa restauro
Supplemento alla Rivista del Restauro n 36 di Kermes

Il restauro del sipario del Teatro Guglielmi a Massa
Premessa
Il restauro dei dipinti su tela di grandi dimensioni, come i sipari e gli scenari teatrali o i soffitti, non rientra nell'abituale metodologia operativa. Al buon fine dell'intervento di restauro concorrono problematiche, di tipo diverso, in stretta relazione tra loro, come, ad esempio, il peso della tela in funzione dell'uso scenico, la scelta dei materiali del restauro, che spesso sono diversi da quelli generalmente impiegati nei dipinti su tela e che tuttavia devono essere in accordo con i principi della Carta del Restauro.
Si rischia infatti di “musealizzare” un'opera e di non poterla utilizzare come è stata ideata in origine.
Ciò può accadere se uno scenario teatrale o un sipario dipinto viene rintelato come se fosse un dipinto su tela; la sua funzione principale, quella di essere morbido, resitente e maneggevole, verrebbe a mancare. Anche la qualità della fruizione è diversa: il spario è un'opera d'arte che il pubblico godenei tempi di attesa dello spettacolo, ma è allo stesso tempo un apparato funzionale della scena teatrale.
Ad ogni rappresentazione esso viene sollevato, abbassato, arrotolato, piegato. Operazioni quindi che influiscono direttamente sul suo stato di conservazione e che determinano un deterioramento precoce. Il contrario di ciò che avviene per le opere custodite nelle sale climatizzate dei musei, dove l'impegno dei tecnici è concentrato nel creare condizioni ottimali di conservazione.
Si deve alla sensibilità del Lions Club Apuania, che portò a conoscenza per primo nel 1992 lo stato deplorevole in cui si trovava il sipario del Teatro Gueglielmi, l'iniziativa per il suo restauro. Alla raccolta dei fondi necessari parteciparono, oltre al Lions Club Apuania, Il Comune di Massa, la regione Toscana e le Casse di Risparmio di Lucca e Carrara. Passarono due anni e i lavori, dopo una gara espletata tra ditte di fiducia della Soprintendenza B.A.A.A.S. di Pisa, vennero consegnati alla scrivente.

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  Conferenze
Il restauro dei dipinti tra storia e scienza
Il restauro dei dipinti tra storia e scienza

Il restauro dei dipinti tra storia e scienza
L'interesse destatosi negli ultimi anni per il restauro delle opere d'arte invita ad una maggiore conoscenza di questa importante e delicata operazione. Il tema trattato in questo nostro incontro, non intende affrontare problemi particolari della materia scientificamente complessi, ma si propone di introdurre alla metodologia del restauro, mettendo in luce, accanto ad alcuni cenni preliminari sulle varie tecniche, quelle premesse che condizionano oggi il comportamento del restauratore di fronte all'opera d'arte, il suo possibile intervento come pure il suo limite. Questo, soprattutto, per dissuadere la politica del fai da te tanto in voga nei media e nella pubblicità. Assistiamo nel passato ad un fenomeno di esaltazione del restauro pittorico a beneficio più della gloria del restauratore che dell'opera stessa. Da vero protagonista il restauratore, infatti, diventava quasi un secondo artefice del quadro, intento a valorizzare la propria capacità e come frequentemente accadde sotto l'influenza della corrente scientifica sorta con l'illuminismo, a sperimentare salvataggi in extremis del dipinto, compiacendosi dell'abilità dimostrata nell'operazione, piuttosto che dimensionare l'intervento in una più prudente operazione conservativa.

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Problemi del restauro della cappella della Madonna del sole
Cappella della Madonna del Sole nel Duomo di Pietrasanta Agrigento

Problemi del restauro della cappella della Madonna del sole
Prima di tutto voglio ringraziare la Parrocchia di San Martino ed il Gruppo d'opinione che hanno permesso il restauro della Cappella e dei suoi dipinti murari. Un restauro che si rendeva necessario dopo i danni subiti nel corso degli anni che avevano compromesso il suo stato di conservazione e avviato l'opera a un lento degrado.(F 1) Come è stato già detto, nella cupola sono effigiate scene della vita di Maria: la Nascita, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione e lo Sposalizio della Vergine, opera del pittore fiorentino Nicola Cianfanelli. (F 2) Nella lunetta in basso, in tonalità monocromo è rappresentato il Miracolo della Madonna del Sole, che il restauro ha permesso di confermare anch'essa opera del Cianfanelli, e non dell'Ademollo, come lasciava supporre la lettura dal basso del dipinto prima della sua pulitura. Le rappresentazioni sono intervallate da finti costoloni decorati, sempre in monocromo, a motivi floreali.(F ) Alla base della Cupola sono volti d'angelo (F ) Non è mio compito valutare l'aspetto artistico dei dipinti, ma riconosciamo all'opera un ampio respiro nel susseguirsi armonico delle scene e una grande maestria, anche tecnica, nella descrizione dei personaggi che le animano

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Il soffitto ligneo della Cattedrale di Agrigento
Soffitto ligneo della Cattedrale di Agrigento

Il soffitto ligneo della Cattedrale di Agrigento
Nel 1997 è stata portata a termine il lungo e impegnativo lavoro, sotto la guida della Dott.ssa Gabriella Constantino con l'aiuto del Arch. Antonio Bruzzi della Soprintendenza di Agrigento. La superficie del soffitto, circa 700 mq si presenta riccamente decorata con motivi vegetali, animali , Santi e Sante , scene bibliche . * Il soffitto è sostenuto da dodici travi e altrettante capriate ,* dipinte su tre lati, che raffigurano, al di sotto, figure di santi caratterizzati dai loro attributi e dal loro nome, e ,sui lati , da motivi floreali e iscrizioni. Le travi sono decorate con due figure di Santi* e terminano tra fiori sporgenti colorati e stemmi vescovili. Le mensole sono decorate con scene bibliche, come Giona e la balena , Sansone e Dalila e Sodoma e Gomorra. Le 13 campate, ripartite in altrettanti riquadri con lo sfondo di colore azzurro, sono ornate da 4 rosoni, intagliati e decorati con forme e colori diversi, incorniciati da dipinti raffiguranti animali fantastici, bestie con due teste, cinghiali, delfini e draghi

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Il soffitto ligneo della Cattedrale di Agrigento
Gli Angelucci e i ricordi di un restauro

Gli Angelucci e i ricordi di un restauro
Gli Angelucci e i ricordi di un restauro

Mevale è un piccolissimo paese ai confini dell'Umbria, oggi amministrativamente nelle Marche, che dista 25 KM da Visso. Un paesino di poche case, distrutto dal terremoto che colpì l'Umbria e le Marche nel 1979 e che lasciò in piedi solo la pieve ed un paio di abitazioni. Arrivai con i miei aiutanti restauratori in un pomeriggio d'estate. La strada che portava alla Pieve era polverosa e l'automobile lasciava dietro di se un imponente nuvola ocra. La chiesa, meta del mio viaggio , ero stata incaricata dalla Soprintendenza di restaurarne gli affreschi , si eleva in cima al colle, al centro di un superbo paesaggio di dolci valli coltivate intervallate da prati verde cupo e boschi rigogliosi. Un vasto piazzale divide la Pieve del paese: gruppi di case crollate la cui presenza è testimoniata dai resti delle murature e dai cumuli di pietra grigio rosata posti lungo le stradine tortuose. Il castello, di cui non restano che modeste tracce, sorgeva oltre il piazzale. S appiamo che era molto popolato e aveva alle dipendenze sette ville. Il borgo vi nasceva accanto e si adagiava sul versante del colle.

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